IMPORTANTE

Qualcuno non ha ancora ricevuto una mia risposta sulle tesine o su altre questioni relative all’esame?

In caso fatemi sapere (qui o usando la mia mail – che ogni tanto si avvale di un antispam troppo rigoroso).

Comunicazione di servizio (tesine)

Gli studenti che volessero pubblicare le tesine possono postarle (registrandosi come autori sul blog) o darmi l’autorizzazione (sarò io a postarle).

Qualche link su Piero Welby

Segnalo qualche documento tra quelli citati da Mina Welby.

Gli 88 giorni di Piero.

Alcuni editoriali di Piero Welby.

Richiesta di indagine su eutanasia clandestina.

Le sentenze su Welby. Sentenza del GUP di Roma assoluzione Riccio

Piergiorgio Welby (un anno di…).

Suicidio assistito ed eutanasia, una questione di diritti umani (ALDE, 5 luglio 2007, Bruxelles). * versione inglese *

Legge sul voto ai disabili (22/2006).

Il mio voto fantasma (l’Unità del 7 giugno 2005, pag. 1)

di Piergiorgio Welby

Presidente Ciampi, ministro Pisanu, l’ultima volta che ho potuto votare è stato il 7 ottobre 2001. Da allora il progredire della mia patologia degenerativa mi ha impedito di esercitare quel diritto, tanto determinante per la democrazia che per renderlo possibile, lì dove è conculcato, non abbiamo esitato a mandare i nostri soldati.

Sono una di quelle anime belle convinte che andare al mare non sia un’alternativa all’andare al mare. Quindi potete immaginare con quanta frustrazione abbia vissuto i giorni delle consultazioni elettorali. Oggi, non sono più disposto a subire in silenzio la frustrazione della non partecipazione a questo referendum.

Questa volta non solo mi viene impedito di votare quei quattro SI alla vita, all’amore, alla speranza, al futuro, ma vengo, contro la mia volontà, arruolato tra i sostenitori di questa legge che mi offende e mi avvilisce. La mia assenza, la mia astensione verrà conteggiata insieme al nonvoto di chi va al mare, di chi di fronte ai problemi altrui reagisce con una scrollata di spalle, di quelli che vogliono imporre ad altri i propri valori e comportamenti. Io, questa volta, voglio votare! Se ciò non sarà possibile chiedo a lei, presidente Ciampi, e a lei, ministro Pisanu, di cancellare il mio nome dalle liste elettorali: se questa Repubblica mi considera già morto, io restituirò la mia scheda elettorale.

Diritto di voto dei disabili intrasportabili.

In memoria di Piergiorgio Welby (di Carlo Alberto Defanti).

Lezione del 9 giugno

Ultima lezione (dalle 4.00 alle 7.00) del corso.

Sarà ospite Mina Welby.

Lezione del 26 maggio

Ospite: Andrea Saba (già ordinario di economia industriale, Sapienza, Roma).

(Lunedì dalle 4.00 alle 7.00).

Il prelievo di organi (spunti di riflessione)

Il prelievo degli organi destinato ai trapianti solleva inevitabilmente alcuni dilemmi (sono dilemmi necessari?).
1. L’equa distribuzione delle risorse: è un problema che emerge ogni volta che un bene è disponibile in misura inferiore rispetto a coloro che ne avrebbero bisogno. Di conseguenza, è necessario stabilire dei criteri di priorità, una gerarchia dei potenziali riceventi. In che modo? Quali potrebbero essere i criteri? Esistono alcuni criteri immorali?
Un simile problema implica anche il tentativo di risolvere la carenza di beni disponibili (ad esempio incentivando la donazione oppure sviluppando linee di ricerca sostitutive): è giusta la proposta della legge italiana (Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti, Legge 91\1999)? Quali altre soluzioni si potrebbero trovare? (Ad esempio, John Harris sostiene che i morti dovrebbero essere proprietà dello Stato, e come tali essere disponibili per l’espianto senza la necessità di autorizzazione: è morale o immorale una simile soluzione?)
Un possibile criterio è quello della maggiore gravità del ricevente (ma in questo modo non sarebbe immorale abbandonare chi versa in condizioni meno gravi ma che potrebbe morire nell’attesa?).
Un altro possibile criterio è quello della maggiore riuscita prevista del trapianto.
Quali altri criteri si potrebbero proporre?
In molti Paesi il criterio è economico: quali problemi ci sono in una gerarchia stilata sulla ricchezza? Quali soluzioni potrebbero esserci?

2. I criteri di trapianto (anche in assenza di 1.): se non vi fossero problemi di disponibilità di organi, sarebbe giusto trapiantare senza nessuna restrizione? E quali criteri potrebbero esserci? Si pensi: è morale trapiantare un fegato ad un alcolizzato (che verosimilmente rovinerà anche il fegato nuovo)? È morale escluderlo? Che differenza vi sarebbe tra il rifiutare un fegato nuovo ad un alcolizzato e rifiutare la rianimazione a un tossicomane? O rifiutare le cure a un incallito guidatore spericolato? In generale è necessario rispondere alla seguente domanda: curare qualcuno può o deve essere vincolato dal giudizio su quel qualcuno, dalla sua vita e dalle ragioni per cui richiede una cura?
(Un suicida non dovrebbe essere salvato, un fumatore non sottoposto a chemioterapia e così via. Lo riterremmo morale?).

3. La commercializzazione degli organi: strettamente collegato a 1., è un problema di natura sociale (è evidente che è causato principalmente dalla povertà dei venditori). Come risolverlo?
Ma è un problema anche di natura filosofica: posso vendere il mio corpo? Chi ne detiene il possesso? Se io volessi vendere il mio sangue o un rene, perché non potrei farlo? (Se A e B, entrambi consapevoli e adulti e benestanti, si accordano sull’acquisto da parte di A di un rene di B per 30.000 dollari, lo Stato dovrebbe impedirlo? Quali differenze ci sono rispetto alla vendita di un automobile sempre da A a B e sempre per 30.000 dollari? Cambierebbe il giudizio a seconda delle conseguenze su A? Se si vendesse il sangue invece di un rene?)

Morte cerebrale

La morte cerebrale è il criterio che ha sostituito quello di morte cardiorespiratoria. La definizione di morte cerebrale si lega alla questione del prelievo degli organi (un libro molto interessante al riguardo è quello di Carlo Alberto Defanti, Soglie. Medicina e fine della vita, 2007, Bollati Boringhieri, in cui si ricostruisce la storia del criterio di morte cerebrale e se ne mettono in discussione alcuni aspetti – per averne una idea l’ho intervistato qui).

LA LEGGE ITALIANA
“La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo” (Articolo 1. Definizione di morte, legge 578\1993).
La morte cerebrale denota la morte dell’individuo facendo ricorso a criteri cerebrali piuttosto che a criteri cardiologici. I criteri cerebrali sono più rigorosi e permettono di accertare la morte anche quando i singoli organi di un individuo sono ancora parzialmente funzionanti, sebbene il processo di morte sia irreversibile e indubitabile.
La diagnosi di morte cerebrale è finalizzata a rendere possibile il prelievo di organi non deteriorati a causa della mancanza di ossigeno che interviene alla morte ‘totale’ dell’individuo (si parla di morte a cuore battente); ma ha anche l’intento di interrompere la erogazione di prestazioni sanitarie ad altissimo costo socio-economico in soggetti che non hanno nessuna possibilità di sopravvivere (il cui encefalo è già morto, completamente distrutto).

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Eutanasia infantile/2: la morte pietosa

Ben diverso dalla proposta di eutanasia infantile contenuta nel Protocollo di Groningen quanto accadeva nella Germania nazista.
Il primo bambino viene ucciso tra il 1938 e il 1939: il piccolo Knauer, nato cieco, mancante di arti e apparentemente idiota. Il medico personale di Hitler, Karl Brandt, visita personalmente il bimbo nella clinica dell’Università di Lipsia per autorizzare l’eutanasia (e per rassicurare i medici che per ordine di Hitler sarebbero stati annullati eventuali procedimenti legali contro di loro).
Brandt dichiara che non esiste alcun motivo per tenere in vita Knauer, in accordo con il direttore della clinica pediatrica. La procedura di uccisione doveva essere camuffata come un procedimento medico, e i genitori non dovevano rischiare di sentirsi responsabili per la morte del figlio.
Il caso del piccolo Knauer è utilizzato per avviare il progetto eutanasia, sia per i bambini che per gli adulti.
(La testimonianza del padre nel 1973: “Il Führer voleva esplorare il problema delle persone prive di un futuro, la cui vita era senza valore. Da allora in poi, non avremmo più dovuto soffrire per questa terribile disgrazia, poiché il Führer ci aveva concesso l’uccisione pietosa di nostro figlio. In seguito avremmo potuto avere altri figli, belli e sani, di cui il Reich avrebbe potuto essere fiero… Si doveva costruire la Germania e c’era bisogno di ogni particella di energia. Ecco quel che mi spiegò Herr Brandt. Era un uomo magnifico: intelligente, molto convincente. Fu per noi come un salvatore: l’uomo che poteva sollevarci di un peso molto grande. Lo ringraziammo e gli esprimemmo tutta la nostra gratitudine”, Robet Jay Lifton, 1986, The Nazi Doctors: Medical Killing and the Psychology of Genocide, New York, Basic Books; trad. it., I Medici Nazisti, Milano, Rizzoli, 1988, p. 139).

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Eutanasia infantile/1: il Protocollo di Groningen

Nella primavera 2006 l’Olanda ha incaricato una commissione di regolare l’eutanasia pediatrica. L’Olanda è il primo paese al mondo a valutare la possibilità di permettere legalmente l’interruzione della sofferenza di bambini affetti da terribili malattie. Nei casi in cui l’interruzione della sofferenza può coincidere solamente con l’interruzione delle loro vite. La storia della piccola Chanou illustra la drammatica condizione di una bimba nata con una patologia incurabile e che rende la sua vita insopportabile. La piccola nasce nel 2000 con una grave anomalia metabolica; piange continuamente, soffre e prova intenso dolore non appena la si sfiora. Viene nutrita artificialmente fin dalla nascita; ha una prospettiva di vita (dolorosa) inferiore ai tre anni. I genitori Frank e Anita implorano i medici di farla smettere di soffrire. Quando Chanou ha sette mesi le è sospesa l’alimentazione e somministrata della morfina. Secondo i genitori la bimba ha sofferto anche troppo a lungo, più di quanto avrebbe dovuto. In Olanda i medici hanno aiutato a morire alcuni bambini tanto gravemente ammalati, con il consenso dei genitori, anzi in seguito alla richiesta di porre fine alle sofferenze dei propri figli. Ma questi medici convivono con il timore di essere perseguiti per omicidio. Per questa ragione il problema è stato sottoposto all’attenzione del governo olandese. Secondo molti medici la possibilità di ricorrere all’eutanasia pediatrica alla luce del sole può essere un passo di fondamentale importanza. Eduard Verhagen, direttore di una Clinica Pediatrica a Groningen, ha stilato delle Linee Guida (il cosiddetto Protocollo di Groningen) che sono state sottoposte al governo olandese, che contrariamente a quello indigeno non si è sottratto dall’affrontare una questione tanto delicata e discussa.
Le argomentazioni di Verhagen a favore dell’eutanasia infantile sono convincenti e ragionevoli: se un bambino è condannato a morire senza avere alcuna possibilità di guarigione, non sarebbe giusto evitargli tutta quella sofferenza che intercorre tra ‘adesso’ e l’inevitabile morte (spesso imminente, ma in ogni modo prevista entro un breve periodo di tempo)? E ancora, se si ammette, in simili circostanze, di lasciare morire il bimbo sospendendo i trattamenti e l’alimentazione, perché non si dovrebbe ammettere la somministrazione di una sostanza letale? L’ammissibilità dell’eutanasia passiva è abbastanza condivisa di fronte ad una grave malattia incurabile; ma quando dal lasciar morire si passa al provocare la morte direttamente, l’accettazione muta in condanna. Basta immaginare uno scenario diverso per capire che dal punto di vista morale, in verità, non esiste una simile differenza. Come domanda Verhagen: c’è forse una differenza tra il guardare un uomo annegare senza alzare un dito e spingerlo in acqua?

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Riproduzione artificiale

Qui il testo della legge 40 (norme in materia di procreazione medicalmente assistita).

La pagina del Ministero della Salute con i riferimenti al testo delle Linee Guida e altri testi in materia.

(A breve aggiungo alcuni riferimenti riguardo ai problemi principali sollevati dalla legge 40).

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