[Lezione del 22 aprile 2008]
(Continua da 1)
4. L’embrione come persona: Unborn Victims of Violence Act
Esiste un preciso e corretto sfondo legislativo. E si chiama Unborn Victims of Violence Act.
È una legge federale che è stata approvata qualche anno fa negli Stati Uniti e che equipara il neonato all’unborn child, al fine di proteggerlo e di tutelarne i diritti (alla vita, alla nascita, all’integrità). È l’aprile del 2001 e l’idea centrale della legge consiste nel considerare l’interruzione della vita del feto equivalente all’uccisione di una persona non nata (unborn child): omicidio (già ventiquattro Stati americani riconoscevano l’unborn child come una persona, alcuni per tutto lo stadio della gestazione, a partire dal concepimento, altri solo a partire da un certo momento dello sviluppo prenatale). L’Unborn Victims of Violence Act intende rimediare alla carenza di specifiche tutele del feto nella legislazione federale americana. Qualche anno prima, nella base dell’Air Force di Wright Petterson, Gregory Robbins aggredì la moglie incinta, causando la perdita del bambino. Robbins fu incriminato soltanto per le percosse inflitte alla moglie, ma non per l’interruzione della gravidanza. Considerare l’embrione come una persona, secondo i sostenitori dell’Unborn Victims of Violence Act, è l’unico modo per proteggerlo da aggressioni o da maltrattamenti. I sostenitori della legge federale si fanno forza dei numerosi casi di cronaca (oltre a quello di Robbins), ove le percosse inflitte a donne incinte – spesso dal padre del nascituro e spesso con conseguenze drammatiche – venivano punite soltanto in base ai danni loro arrecati, non tenendo conto delle eventuali conseguenze sul nascituro (aborto, danni permanenti o temporanei).
L’Unborn Victims of Violence Act afferma l’esistenza di due vittime nel caso di una aggressione ai danni di una donna incinta: una vittima è la donna, l’altra è l’unborn child. Ci sono due persone; due crimini distinti; due potenziali vittime. In base alla modalità e agli effetti dell’aggressione vengono stabilite le sanzioni: intenzionalità, consapevolezza, gravità degli effetti e così via. Se picchiare una donna incinta causa l’interruzione della gravidanza (ignorata dall’aggressore), ad esempio, la pena risulterà dalla considerazione delle percosse e di un omicidio colposo – poco importa se non ci fosse cognizione della situazione, e quindi dei rischi di un gesto violento.
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