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Morte cerebrale

La morte cerebrale è il criterio che ha sostituito quello di morte cardiorespiratoria. La definizione di morte cerebrale si lega alla questione del prelievo degli organi (un libro molto interessante al riguardo è quello di Carlo Alberto Defanti, Soglie. Medicina e fine della vita, 2007, Bollati Boringhieri, in cui si ricostruisce la storia del criterio di morte cerebrale e se ne mettono in discussione alcuni aspetti – per averne una idea l’ho intervistato qui).

LA LEGGE ITALIANA
“La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo” (Articolo 1. Definizione di morte, legge 578\1993).
La morte cerebrale denota la morte dell’individuo facendo ricorso a criteri cerebrali piuttosto che a criteri cardiologici. I criteri cerebrali sono più rigorosi e permettono di accertare la morte anche quando i singoli organi di un individuo sono ancora parzialmente funzionanti, sebbene il processo di morte sia irreversibile e indubitabile.
La diagnosi di morte cerebrale è finalizzata a rendere possibile il prelievo di organi non deteriorati a causa della mancanza di ossigeno che interviene alla morte ‘totale’ dell’individuo (si parla di morte a cuore battente); ma ha anche l’intento di interrompere la erogazione di prestazioni sanitarie ad altissimo costo socio-economico in soggetti che non hanno nessuna possibilità di sopravvivere (il cui encefalo è già morto, completamente distrutto).

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