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Eutanasia infantile/2: la morte pietosa

Ben diverso dalla proposta di eutanasia infantile contenuta nel Protocollo di Groningen quanto accadeva nella Germania nazista.
Il primo bambino viene ucciso tra il 1938 e il 1939: il piccolo Knauer, nato cieco, mancante di arti e apparentemente idiota. Il medico personale di Hitler, Karl Brandt, visita personalmente il bimbo nella clinica dell’Università di Lipsia per autorizzare l’eutanasia (e per rassicurare i medici che per ordine di Hitler sarebbero stati annullati eventuali procedimenti legali contro di loro).
Brandt dichiara che non esiste alcun motivo per tenere in vita Knauer, in accordo con il direttore della clinica pediatrica. La procedura di uccisione doveva essere camuffata come un procedimento medico, e i genitori non dovevano rischiare di sentirsi responsabili per la morte del figlio.
Il caso del piccolo Knauer è utilizzato per avviare il progetto eutanasia, sia per i bambini che per gli adulti.
(La testimonianza del padre nel 1973: “Il Führer voleva esplorare il problema delle persone prive di un futuro, la cui vita era senza valore. Da allora in poi, non avremmo più dovuto soffrire per questa terribile disgrazia, poiché il Führer ci aveva concesso l’uccisione pietosa di nostro figlio. In seguito avremmo potuto avere altri figli, belli e sani, di cui il Reich avrebbe potuto essere fiero… Si doveva costruire la Germania e c’era bisogno di ogni particella di energia. Ecco quel che mi spiegò Herr Brandt. Era un uomo magnifico: intelligente, molto convincente. Fu per noi come un salvatore: l’uomo che poteva sollevarci di un peso molto grande. Lo ringraziammo e gli esprimemmo tutta la nostra gratitudine”, Robet Jay Lifton, 1986, The Nazi Doctors: Medical Killing and the Psychology of Genocide, New York, Basic Books; trad. it., I Medici Nazisti, Milano, Rizzoli, 1988, p. 139).

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