Il prelievo degli organi destinato ai trapianti solleva inevitabilmente alcuni dilemmi (sono dilemmi necessari?).
1. L’equa distribuzione delle risorse: è un problema che emerge ogni volta che un bene è disponibile in misura inferiore rispetto a coloro che ne avrebbero bisogno. Di conseguenza, è necessario stabilire dei criteri di priorità, una gerarchia dei potenziali riceventi. In che modo? Quali potrebbero essere i criteri? Esistono alcuni criteri immorali?
Un simile problema implica anche il tentativo di risolvere la carenza di beni disponibili (ad esempio incentivando la donazione oppure sviluppando linee di ricerca sostitutive): è giusta la proposta della legge italiana (Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti, Legge 91\1999)? Quali altre soluzioni si potrebbero trovare? (Ad esempio, John Harris sostiene che i morti dovrebbero essere proprietà dello Stato, e come tali essere disponibili per l’espianto senza la necessità di autorizzazione: è morale o immorale una simile soluzione?)
Un possibile criterio è quello della maggiore gravità del ricevente (ma in questo modo non sarebbe immorale abbandonare chi versa in condizioni meno gravi ma che potrebbe morire nell’attesa?).
Un altro possibile criterio è quello della maggiore riuscita prevista del trapianto.
Quali altri criteri si potrebbero proporre?
In molti Paesi il criterio è economico: quali problemi ci sono in una gerarchia stilata sulla ricchezza? Quali soluzioni potrebbero esserci?
2. I criteri di trapianto (anche in assenza di 1.): se non vi fossero problemi di disponibilità di organi, sarebbe giusto trapiantare senza nessuna restrizione? E quali criteri potrebbero esserci? Si pensi: è morale trapiantare un fegato ad un alcolizzato (che verosimilmente rovinerà anche il fegato nuovo)? È morale escluderlo? Che differenza vi sarebbe tra il rifiutare un fegato nuovo ad un alcolizzato e rifiutare la rianimazione a un tossicomane? O rifiutare le cure a un incallito guidatore spericolato? In generale è necessario rispondere alla seguente domanda: curare qualcuno può o deve essere vincolato dal giudizio su quel qualcuno, dalla sua vita e dalle ragioni per cui richiede una cura?
(Un suicida non dovrebbe essere salvato, un fumatore non sottoposto a chemioterapia e così via. Lo riterremmo morale?).
3. La commercializzazione degli organi: strettamente collegato a 1., è un problema di natura sociale (è evidente che è causato principalmente dalla povertà dei venditori). Come risolverlo?
Ma è un problema anche di natura filosofica: posso vendere il mio corpo? Chi ne detiene il possesso? Se io volessi vendere il mio sangue o un rene, perché non potrei farlo? (Se A e B, entrambi consapevoli e adulti e benestanti, si accordano sull’acquisto da parte di A di un rene di B per 30.000 dollari, lo Stato dovrebbe impedirlo? Quali differenze ci sono rispetto alla vendita di un automobile sempre da A a B e sempre per 30.000 dollari? Cambierebbe il giudizio a seconda delle conseguenze su A? Se si vendesse il sangue invece di un rene?)
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